La psicologia dello sviluppo studia l’evoluzione e lo sviluppo del comportamento umano, dalla nascita alla morte. Si differenza della psicologia dell’età evolutiva, la quale prende in considerazione solo lo sviluppo del bambino.

Non è una disciplina applicata, ma è stata oggetto di discussione per molti secoli. Lo sviluppo dipende, nella maggior parte dei casi sia da fattori biologici che da fattori ambientali, ma è ancora da stabilire in quale misura essi abbiano peso. Per fattori biologici si intende l’insieme del patrimonio genetico che influenza lo sviluppo psico-somatico dell’individuo e le sue future competenze. Le istituzioni dell’educazione formale devono tener conto dei principi della psicologia dello sviluppo nella stesura del progetto educativo

Le tre domande

La psicologia dello sviluppo tenta di dare una risposta a tre domande fondamentali: “Quando”, “Come” e “Perché”.

Quando: esistono delle traiettorie comuni che, in assenza di patologie, ogni individuo, nell’infanzia, percorre fino a giungere a tappe di sviluppo ben precise. È assodato che alcune abilità o competenze (come per esempio il linguaggio) vengano sviluppate entro finestre temporali e sequenze ben precise (dalla lallazione). Scopo della psicologia evolutiva è trovare queste tappe di sviluppo comuni a tutti gli individui.

Come: seguire il progresso di ogni singola competenza degli individui e studiarne i meccanismi di sviluppo. Esistono due diversi tipi di differenze tra le abilità degli individui: le differenze di ritmo (diversi periodi di apprendimento per le stesse abilità) e di stile (per esempio, nel linguaggio, apprendere più velocemente vocaboli o più la sintassi). L’ambiente esterno ha una notevole influenza sull’ordine di apprendimento delle competenze.

Perché: cerca e spiega i processi che stanno alla base di ogni competenza, distinguendo ancora una volta tra fattori genetici e ambiente esterno.

Per maggiori informazioni si rimanda alla voce di Wikipedia: “Psicologia dello sviluppo”.