Crisi e Matrimonio

Crisi e Solitudine nel matrimonio

Crisi e solitudine: un binomio pericoloso

Quando una coppia arriva in terapia la maggior parte delle volte porta con sé un disagio già di lunga durata. Prima di maturare l’idea di essere aiutati i membri della coppia hanno bisogno di spazio e spinta motivazionale per superare le resistenze e convincersi che il disagio crescente giorno dopo giorno sta traghettando i due fuori rotta. La crisi se non affrontata traghetta le coppie fino alla distruzione di ciò che si è costruito nel tempo.

I coniugi vivono le crisi con un dubbio sull’investimento: continuare o abbandonare? Scendere dal traghetto o navigare ancora per un pò per capire se si può superare la crisi e salvarsi? Questi sono i quesiti che solitamente i due si pongono intimamente.

La crisi e i pregiudizi negativi

Quando un rapporto si fa travolgere dalla negatività, non sono solo il presente e il futuro della coppia a correre rischi ma anche il passato è in pericolo: si attiva una catena infinita di brutti ricordi e di conseguenza una serie di pregiudizi negativi sull’altro. Questa inizia ad essere la via del non ritorno. Questo atteggiamento mentale negativo potrebbe fare già decidere di mollare e di non considerare neanche di rimediare. Quando un matrimonio arriva al punto in cui la coppia ne ha riscritto la storia e le menti e i corpi dei due coniugi rendono pressoché impossibile la comunicazione e la riparazione dei problemi in atto, è molto probabile che fallisca. Quando si rinuncia ad ogni emotività nel rapporto scatta l’allarme rosso. Si crea un forte senso di solitudine e molto spesso si comincia a condurre una vita parallela (per conto proprio o con qualcun altro).

Il tradimento come tentativo di distacco

Una relazione extraconiugale di solito è un sintomo di un matrimonio agonizzante piuttosto che la causa. Si inizia a guardare l’altro con distacco e si ha la percezione di essere troppo distanti per ricominciare. Le parole incoraggianti scarseggiano e i due iniziano a guardarsi con sospetto e a colpevolizzare. Le liti spesso nascono da pregiudizi nati quando non ci si sente capiti e/o apprezzati. La fine è quando uno dei due o entrambi ignorano i bisogni dell’altro, o vietano o impongono o ricattano o sminuiscono o svalutano o aggrediscono. Questa fase può durare anche a lungo o non finire mai come lo dimostrano alcuni matrimoni che restano in piedi tutta una vita ma che producono solo odio e di conseguenza si trovano a dover fronteggiare le problematiche riversate sui figli causate dalla loro infelicità.

Essere in crisi e cercare aiuto

L’idea del matrimonio inizia a diventare una trappola, un luogo di totale infelicità dove la sofferenza e la solitudine hanno preso ormai il sopravvento. A questo punto, superato l’attrito iniziale e presa coscienza che la strada intrapresa è senza ritorno, di comune accordo si può decidere di iniziare un percorso di aiuto. Si è sempre in tempo a lavorarci su prima di pronunciare la fine e chiudere. Il lavoro è lungo e richiede pazienza e conoscenza (di sé e dell’altro). Infatti il primo passo da compiere è decidere di farsi aiutare e il secondo passo è lasciarsi aiutare. Il prerequisito fondamentale è l’impegno da parte di entrambi. Il lavoro è duro e richiede una forte motivazione ed una grande responsabilità. Arrivati a questo punto si può iniziare una psicoterapia.

Una relazione funziona quando due persone si vedono realmente per quello che sono e non per come vorrebbero essere

La maggior parte delle volte infatti i coniugi durante i primi colloqui iniziano a colpevolizzarsi a vicenda e fanno presente al terapeuta come vorrebbero che l’altro fosse perché così come è non va bene. Iniziano a parlare criticando e demolendo l’altro, quindi ci tengono appunto a dimostrare al terapeuta la non accettazione dell’altro. Ecco questa è la prima forma di rifiuto, seguita poi dalla narrazione riguardante il ritiro da ogni rapporto fisico e da ogni manifestazione d’affetto o di attenzione. Come se fosse una forma di ripicca. I due iniziano a trascurarsi e a non prendersi più cura l’uno dell’altra e la terapia inizia qui: con il riconoscimento ovvero con il disconoscimento dell’altro.

I cinque stadi della Psicoterapia di coppia

Il nostro Centro di Psicoterapia ha come obiettivo quello di creare un percorso dove ciascun membro coinvolto nella terapia si renda parte attiva e artefice del cambiamento (sulla propria persona e nella coppia). Attraverso un gioco delle parti coinvolte nel proprio intimo, si lavora in maniera creativa, guidati sempre dal Terapeuta, attivando e creando un “nuovo spazio di vita” funzionale. Attraverso l’acquisizione di nuove modalità e nuovi atteggiamenti si agisce verso la sostituzione di vecchi schemi della coppia e verso la creazione di nuovi schemi più adattivi. Il lavoro è arduo in ogni passaggio. Talvolta ci si ferma al primo stadio. E tra un passaggio e l’altro il cambiamento, se avviene, è radicale e irreversibile.

  • PRIMO PASSO: lavorare sul proprio cambiamento. I coniugi sono invitati ad intraprendere un viaggio di conoscenza del proprio sé, proprio perché non si possono controllare le azioni del partner (ecco il primo errore che si svela in terapia, cioè ciò che si tenta di fare imponendo al partner di essere la persona che non è).Ogni cambiamento prevede il coinvolgimento di entrambi in modo attivo e duraturo, non ignorando però che quasi mai i due soggetti cambieranno allo stesso modo e negli stessi tempi.
  • SECONDO PASSO: time out, ovvero abbandonare la spada e provare ad uscire dal campo di battaglia ed immergersi in un tempo sospeso. Al di fuori delle accuse e delle critiche bisogna ripiegarsi su se stessi abbassando le difese e facendo emergere tutte le emozioni presenti e passate. Perdonarsi ed impegnarsi ad andare avanti uniti.
  • TERZO PASSO: riconoscere la sofferenza reciproca per mettersi sullo stesso piano e sviluppare la compassione (es. “..quando tu ti comporti in questo modo io mi sento..”). Il Terapeuta aiuta i coniugi a trovare nuove connessioni emotive reciproche per superare i conflitti.
  • QUARTO PASSO: attivare il lavoro di squadra nella gestione della famiglia attraverso la ridefinizione di ruoli e compiti. Coinvolgimento dei figli (laddove siano presenti) nel menage familiare. Riconsiderare la progettazione di coppia e della famiglia.
  • QUINTO PASSO: tornare ad essere amici. Parlarsi e confrontarsi su aspettative e bisogni. L’aspetto della sessualità della coppia si riattiverà da sè, dopo aver lavorato sulle fasi precedenti. 

L’analisi della sessualità di coppia verrà affrontato e chiariti durante la raccolta dell’anamnesi. In questa fase si è pronti per ridefinire i propri obiettivi e le esperienze da condividere. Il futuro della coppia è tutto ancora da scrivere.

Migliorare il proprio matrimonio è un pò come intraprendere un nuovo viaggio. Bisogna mettere in valigia tanto coraggio, tanta voglia di cambiare, tanta compassione, tanta capacità di perdono, tanti buoni sentimenti, tanta fiducia, tanta positività.

Buon viaggio a chi deciderà di partire!