La Violenza Psicologica

La violenza è un fenomeno molto diffuso, basti pensare che in Italia:

1) una donna su tre tra i 16 e i 70 anni, è stata vittima almeno una volta nella vita dell’aggressività di un uomo

2) ogni anno una media di 100 donne viene uccisa dal partner o da un ex

3) quasi 700 mila donne hanno subito violenze ripetute da parte del partner

4) nel 62% dei casi i figli hanno assistito ad episodi di violenza

Quando si parla di violenza la maggior parte delle persone pensa alla violenza fisica, alle percosse. C’è invece una forma di violenza molto più diffusa e meno riconosciuta, che comporta grandi sofferenze e danni alla persona non inferiori a quelli causati dalla violenza fisica: si tratta della violenza psicologica.

Secondo l’ANSA solo lo scorso anno, più di 7 milioni di donne sono state vittima di violenza psicologica, per lo più ad opera del proprio partner. La violenza psicologica si manifesta, generalmente con comportamenti tipici da parte del partner quali:

  • l’isolamento o il tentativo di isolamento
  • il controllo
  • la violenza economica
  • la svalorizzazione
  • le intimidazioni.

Può non essere semplice distinguere e definire la violenza psicologica: si tratta spesso di atteggiamenti che si insinuano gradualmente nella relazione e finiscono per privare la vittima del proprio valore, riducendola ad un oggetto. Il lento insinuarsi di tali atteggiamenti, finisce spesso per essere accolto dalla donna. Contemporaneamente, il maltrattamento procura sofferenza e corrode, influenzando l’autostima della vittima, manipolandone lo stato psichico, restringendone la libertà d’azione e spaventandola. E’ importante sottolineare che la violenza psicologica si insinua anche molto lentamente nei rapporti e che è spesso presente in gradi diversi a seconda della fase della relazione.

Il Dipartimento per le Pari Opportunità ha fornito alcuni suggerimenti che possono aiutare a riconoscere la violenza psicologica. Puoi pensare di essere vittima di violenza psicologica quando:

  • il tuo partner critica il tuo modo di parlare, di muoverti, di vestire
  • ti critica anche davanti i figli
  • ti rimprovera davanti agli amici per quello che dici o per come ti comporti
  • ti chiede di cambiare il tuo aspetto fisico per compiacerlo
  • non ti permette di telefonare e/o di vedere i tuoi familiari
  • non ti permette di uscire da sola o con le tue amiche
  • ti segue
  • controlla le tue telefonate e i tuoi sms
  • ti accusa di non essere una buona madre
  • ti accusa di non essere una buona moglie
  • minaccia di non farti vedere più i tuoi figli
  • minaccia di ucciderti
  • minaccia di uccidersi se non acconsenti a fare ciò che vuole
  • ti accusa di essere pazza quando provi ad esprimere le tue idee
  • ti accusa di avere reazioni esagerate

La violenza domestica e il conseguente allarme sociale

La violenza psicologica è ormai riconosciuta anche come un reato e, con il D.L. 14 agosto 2013 n. 93 convertito con modificazioni dalla L. 15 ottobre 2013 n. 119 recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, il legislatore ha introdotto la misura dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare.

La violenza domestica costituisce il fulcro dell’intervento del legislatore che all’interno del documento normativo ne offre anche una definizione all’art. 3: “si intendono per violenza domestica uno o più atti, gravi ovvero non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica, o economica che si verificano all’interno della famiglia o nel nucleo familiare o tra persone legate, attualmente o in passato, da un vincolo di matrimonio o da una relazione affettiva, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima”.

Da questi presupposti trova la propria genesi l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, un provvedimento che molte donne ignorano, ma che contribuisce a riconoscere l’importanza della violenza psicologica.

Image courtesy of nenetus at FreeDigitalPhotos.net

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *