La Violenza domestica ai tempi del Coronavirus

La Violenza domestica ai tempi del Coronavirus

di Martina Francalanci e Francesca Bressan
La Violenza domestica consiste in qualsiasi comportamento coercitivo e d’attacco messo in atto da un partner relazionale nei confronti dell’altro partner che possa causare danno fisico, psicologico o sessuale. Il tutto accade quasi sempre tra le mura domestiche ed evidenzia il paradosso che lo stare a casa non significa essere al sicuro. La violenza domestica ai tempi del Coronavirus sembra essere un fenomeno in forte aumento legata sicuramente all’aumento dello stress all’interno delle mura domestiche e dovuta al senso di precarietà e di incertezza che regna sovrano.

Intimate Partner Violence – IPV

Vi sono vari modi per perpetrare l’IPV tra cui:

  • violenza fisica: pugni, spinte, schiaffi, etc;
  • violenza sessuale: abuso sessuale e qualsiasi altra forma di coercizione sessuale);
  • abuso psicologico: umiliazione costante, insulti, denigrazione, intimidazione, minacce di allontanare i figli, controllare il partner – spostamenti, telefono, agenda, mail, modo di vestire – isolarlo dagli amici e /o parenti;
  • violenza economica: restringere l’accesso alle finanze, controllare le spese, impedire di lavorare, far lasciare il lavoro; restringere l’acceso all’istruzione e alle cure mediche.

Queste forme di violenza occorrono tra partner relazionali, trasversale a ogni contesto e gruppo socioeconomico, religioso e culturale (WHO, 2012) e ha luogo sia all’interno delle relazioni eterosessuali che omosessuali (Breiding et al., 2014).

La violenza contro le donne è un fenomeno ampio e diffuso: nell‘85% dei casi è perpetrata da uomini a danno delle donne (Roark, 2010). Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subito violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).

Questi dati si riferiscono a periodi “normali” quando cioè non vi sono particolari o eccezionali condizioni ambientali sfavorevoli. Ecco perchè la Violenza domestica ai tempi del Coronavirus preoccupa moltissimo le istituzioni e gli esperti del settore che temono un forte incremento delle violenze denunciate e non.

Il costo della violenza sulle donne

Si calcola che la violenza domestica, solo in Italia, abbia un costo sociale di circa 17 miliardi di euro (Onlus Intervita, 2013) in termini di danni economici, sociali e sanitari. Si parla infatti di costi sanitari, di costi per i farmaci, di costi di ordine pubblico e giudiziari, di costi legali, di costi legati all’attivazione dei servizi sociali, di costi per la mancata produttività femminile e naturalmente di costi per le terapie di intervento psicologico.

Le emozioni nella violenza

Secondo le osservazioni degli specialisti, le emozioni che caratterizzano la condizione della donna maltrattata fisicamente e psicologicamente dal proprio uomo sono tante e ognuna di esse contiene molte sfaccettature legate alle diverse personalità.

Ci sono però emozioni che caratterizzano il vissuto del trauma in oggetto: il dolore psichico, la rabbia, l’angoscia, l’imbarazzo/la vergogna, la paura, il senso di colpa e il senso di solitudine.

Il dolore psichico: è un emozione molto profonda e logorante che scaturisce dai risvolti situazionali e dal modo col quale la persona riesce a reagire o meno all’impotenza provata.

Ethan Kross e un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan (2011) hanno messo in evidenza il tipo di aree che si attivano durante un dolore psichico e sono giunti ad un risultato sorprendente: il dolore fisico e il dolore sociale/psichico condividono una base comune, con l’attivazione delle stesse regioni sensoriali

Il Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS)

Le emozioni vengono vissute nel corpo, non solo nel pensiero. Questa affermazione è ben riscontrabile nelle donne vittime di violenza che sviluppano un Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS). L’evento traumatogeno innesca reazioni di difesa e di adattamento nella persona che lo subisce. L’efficacia di queste strategie adattive, che sono il risultato di complessi fattori interagenti (genetici, biologici, psicologici, relazionali e culturali, può essere considerata la resilienza di un determinato soggetto.

La resilienza ovvero la capacità di reagire di fronte ai traumi, è un fenomeno psico-fisiologico in quanto coinvolge sempre domini fisiologici (adattamenti del soma) e psicologici (meccanismi difensivi e coping) ed è direttamente in relazione con alla struttura caratteriale del soggetto.

La Violenza e le Terapie basate sul corpo

Il coinvolgimento corporeo nella sinrome da DPTS è evidente. Il corpo è coinvolto nella risposta difensiva all’evento sia nell’immediato che a lungo termine. La reazione difensiva, immediata, inconsapevole senza rappresentazione verbale rappresenta una modalità difensiva arcaica ma fondamentale per la sopravvivenza della specie. Il coinvolgimento corporeo della risposta difensiva si può iscrivere nella memoria emotiva del soggetto, contribuendo all’espressività clinica cronica della sindrome (Young, 2002).

Molti affermano che il trauma si può sanare solo parlandone ma l’abuso è qualcosa di radicato nel corpo, è nel profondo e bisogna trovare altre strade per affrontarlo. E‘ necessario integrare le terapie fondate sulla parola con approcci bottom-up (corpo-emozioni-pensiero) basati sul corpo, che non necessitano di funzioni superiori integre ma che possono integrarle. Il lavoro sulle esperienze traumatiche (intese sia come eventi singoli sia come storie traumatiche di sviluppo) ha portato con sé la progressiva presa di coscienza del ruolo fondamentale ricoperto dal corpo.

Le memorie traumatiche non sono rimosse, ma fin dall’inizio non vengono integrate nella sintesi personale. L’esperienza, tuttavia, viene registrata in modo implicito, a livello di schemi corporei. Come ha efficacemente espresso van der Kolk: “the body keeps the score” (1994). Per questo le esperienze traumatiche non sono ricordate, ma rivissute.

Parte importante del lavoro terapeutico con persone che hanno subito traumi, pertanto, consiste nel trasformare il rivivere in ricordare, collocando l’esperienza nel passato, integrando memoria implicita ed esplicita, dando voce alla narrazione muta del corpo.

La violenza domestica ai tempi del Coronavirus

Il lavoro, la vita sociale e la scuola, in situazioni di violenza domestica si sostituiscono alla casa e diventano il rifugio, il luogo sicuro.

Lo stress da quarantena non ha fatto che acuire ulteriormente il fenomeno. In Cina questi effetti “secondari” hanno avuto luogo ad una vera e propria impennata di denunce di violenza domestica (e di divorzi).

Secondo il giornale governativo Global Times, nel febbraio 2020 le denunce sono state il triplo rispetto allo stesso mese dell’anno prima.

Può una quarantena alzare dunque un velo sulla questione?La Cina ha approvato la sua prima legge sulla violenza domestica nel 2016, dopo anni di richieste da parte degli attivisti. La legge ha creato nuove protezioni per le donne,compresi gli ordini restrittivi e l‘intervento precoce obbligatorio. Ma è sempre stata male applicata. Soprattutto per la ossessiva convinzione del Partito Comunista Cinese che la stabilità politica inizi proprio in casa.

Una cosa è certa: la probabilità che la stessa cosa possa accadere in Italia è molto alta visto il crescente numero di vittime nel nostro Paese.

Bibliografia

  1. World Health Organization. (2012). Facts: Intimate Partner Violence.
  2. Breiding, M.J., Smith, S.G., Basile, K.C., Walters, M.L., Chen, J., merrick, M.T. (2014). Prevalence and characteristics of sexual violence, stalking and intimate partner violence victimization – National Intimate Partner and Sexual Violence Survey, United States, 2011. Morbidity and Mortality Weekly Report, Surveillance Summaries, 5,63,(SS08),1-18.
  3. Roark, S.V., (2010). Intimate Partner Violence: screening and intervention in the health care setting. Journal of Continuing Education in Nursing, 41(11), 490-95. DOI: 10.3928/00220124-20100601-02.
  4. Kross, Berman, Mischel, Smith, Wager (2011) “Social rejection shares somatosensory representations with physical pain” in Proceedings of the National Academy of Sciences, USA, 108, 6270–6275.
  5. Onlus InterVita, indagine Quanto costa il silenzio? (2013)
  6. American Psychiatric Association (2013), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5), Fifht Edition.
  7. La Malfa, G., Tsélépides, B. Disturbo Post Traumatico da Stress e Analisi Bioenergetica. Psico&Patologie, N. 1, marzo 2017, Anno 8.
  8. Kross, Berman, Mischel, Smith, Wager (2011) “Social rejection shares somatosensory representations with physical pain” in Proceedings of the National Academy of Sciences, USA, 108, 6270–6275.
  9. Young, B. (2002). L’assistenza Psicologica nelle Emergenze, Erickson, Trento
  10. van der Kolk, B.A. (1994). The body keeps the score: Memory and the evolving psychobiology of post-traumatic stress”. Harvard Review of Psychiatry, 1, 253-265.
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