Empatia e Onde Gravitazionali

“Al passaggio di un’onda gravitazionale, la curvatura dello spaziotempo si contrae ed espande ritmicamente: questo effetto è però difficile da rivelare perché sono sia lo spazio che il tempo stesso in cui gli osservatori vivono a contrarsi ed espandersi.”

I Mirror Neurons, “Neuroni a Specchio”, scoperti negli anni ‘80 e ‘90 da un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma, sono una classe di neuroni specifici che si attivano sia quando si compie un’azione sia quando la si osserva mentre è compiuta da altri (in particolare da esseri della stessa specie).

I neuroni dell’osservatore “rispecchiano” il comportamento dell’osservato, come se stesse compiendo l’azione egli stesso. Sono localizzati nelle aree motorie e premotorie del cervello (anche nell’area di Broca e nella corteccia parietale inferiore). Pertanto l’essere umano è solitamente influenzato dalle emozioni e dallo stato mentale dell’altro con il quale entra in relazione.

Questo fenomeno è definito in Psicologia con il termine “empatia” ovvero quel meccanismo o capacità che ci predispone a comprendere e condividere le emozioni altrui attraverso una risonanza emotiva. Th. Lipps tentò di spiegarlo con i processi di imitazione e proiezione per cui ci “si sente” nell’oggetto o nella persona in cui ci si immedesima, pur conservando la coscienza della propria identità come identità separata.

Le teorie sul mirroring sono state applicate negli studi sul rapporto madre-bambino (rispecchiamento reciproco tra madre e figlio) e trovano plausibili spiegazioni nella neurofisiologia dei neuroni specchio. Una madre affettuosa e sensibile, adeguatamente rispecchiante, favorisce un attaccamento sicuro nel bambino (mediante accettazione incondizionata, indulgenza, valorizzazione, ecc.) in cui cresceranno le capacità empatiche, protettive verso i disturbi mentali.

C.R. Rogers sottolineò l’importanza dell’empatia come aspetto fondamentale nel rapporto psicoterapeutico, in cui la comprensione non avviene a livello “gnosico” ma “patico”, dove determinate emozioni che non appartengono ai propri vissuti possono essere valutate per estensione delle proprie esperienze. Laddove non si dà un’esperienza in comune, come nel caso del delirio o di numerose patologie psichiatriche, risulta difficile stabilire un’empatia e questa difficoltà è spesso assunta a livello diagnostico come criterio per distinguere una nevrosi da una psicosi. (Enciclopedia di Psicologia, Umberto Galimberti)

L’empatia, intesa come capacità di percepire il livello emotivo dell’altro, rientra nella dimensione dell’intersoggettività e può qualificarsi come una forma di intelligenza (Gardner ne ha individuato sette tipi) ovvero come “intelligenza interpersonale”. Il dirigersi verso qualcuno, il “compatire” (provare, sopportare, soffrire insieme) sembrerebbe essere un talento o una qualità, essendo la capacità di coinvolgersi nella vita dell’altro, interagendo con lui. La persona empatica valorizza le esperienze e le motivazioni altrui tollerandone anche il punto di vista e comprendendo anche gli effetti del proprio comportamento sugli altri.

Nella scala del funzionamento della Personalità si valuta il livello di compromissione sul piano del Sé (nei termini di identità e di autodirezionalità) e sul piano interpersonale (in termini di empatia e intimità). Nei Disturbi Psicotici risulta gravemente compromesso il quadro sia personale che interpersonale.

A livello dei Disturbi della Personalità il meccanismo empatico è compromesso in primis nel Disturbo Antisociale dove c’è una chiara e marcata assenza di esso. Nel Disturbo Narcisistico vi è una necessità di essere osservato e ammirato da parte degli altri ma questo atteggiamento non è ricambiato per cui anche in questa tipologia vi è assenza di empatia.

Nel esiste un’emotività eccessiva accompagnata da una forte necessità di sentirsi al centro dell’attenzione ma l’attenzione è esasperatamente rivolta all’altro per esaltare se stessi, senza alcuno scopo empatico.

Nelle persone affette da Disturbo Borderline di Personalità è presente una “ipersensibilità” strutturale del sistema limbico (amigdala) e un’ipofunzione della corteccia prefrontale. Le funzioni cognitive ed emotive e le interazioni tra le due sembrano alterate in linea con i loro immaturi livelli di empatia orientati al sé (l’angoscia personale o il porre il loro stato mentale sugli altri): una risonanza esagerata e iperaffettiva con lo stato mentale degli altri.

L’assenza di empatia è un chiaro segnale di patologia anche se nella vita di tutti i giorni l’empatia è all’insegna delle conversazioni intime tra le persone. Un atteggiamento empatico ci porta alla partecipazione attiva nella vita degli altri ed è un fattore positivo che favorisce i rapporti interpersonali. Ognuno di noi ha bisogno dell’altro ed è necessario che l’uomo viva relazioni significative e identificanti.

Mentre scriviamo l’articolo arriva l’annuncio di una importante scoperta scientifica: le onde gravitazionali teorizzate da Einstein esistono e sono state misurate. Una prova in più che tutti gli oggetti dell’universo, piccoli e grandi, volenti o nolenti, sono interdipendenti fra loro.

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