La Mancanza di Sensi di Colpa

La disinibizione, l’assenza di vergogna e di senso di colpa, il disincanto generalizzato oggi trionfano, alla faccia del vecchio uomo del Novecento ancora preso dai grandi dissidi morali tra il bene ed il male.

Il caso di un giovane che, insieme a dei suoi compagni, nel corso di una rapina, ha ucciso brutalmente un anziano, può darci il senso di quello che sta accadendo.

Nel colloquio in carcere con lo psicologo egli dichiara che dopo aver commesso il crimine non ha avvertito alcun senso di colpa. La sua giornata è scivolata via come se niente fosse. Ha dormito profondamente, la mattina ha fatto colazione e si è recato normalmente a Scuola. Tutto era come prima. Non siamo di fronte alla lacerazione dostoevskijana tra il senso della Legge e la sua trasgressione colpevole. Il delitto non sembra più in rapporto all’esigenza morale del castigo; la colpa non divora il criminale, non lo costringe all’insonnia, non lo tormenta. il giovane criminale vive un altro genere di angoscia. La confida allo psicologo: la vertigine che lo ha assalito il giorno successivo al crimine – dopo essere stato arrestato – scaturisce dalla sensazione della inesistenza della Legge; ovvero, dalla percezione che tutto, senza la Legge, è diventato possibile; anche l’uccisione spietata di un uomo per qualche euro.

Ivan Karamazov convince il futuro assassino, il fratellastro Smerdiakov, che tutto è legittimo, perché Dio non esiste. Lo ribadisce il diavolo ad Ivan: “La coscienza! Che cosa è la coscienza? Sono io stesso che me la invento. Perché mai mi tortura? Per un’abitudine. Per un’universale abitudine del genere umano, vecchia di settemila anni. Liberiamocene, e saremo degli dei!”.

Si ripete, così, lo stesso concetto di Raskòl’nikov in Delitto e castigo: “Se non esiste Dio, tutto è permesso”.

Zizek (Rabouin, D., Entretien avec Slavoj Zizek, Le dèsir, ou la trahison du bombeur, in Le magasin littèraire,455, luglio-agosto 2006), a proposito del nostro tempo, scrive: “La vecchia situazione nella quale la società è portatrice di divieti e l’inconscio di pulsioni sregolate, è oggigiorno invertita; è la società ad essere edonista e sregolata, mentre è l’inconscio che regola”.

Senso di colpa, rimorso, pentimento, disperazione, sono stati affettivi collegati ad un evento (accaduto o meno) e percepito dal soggetto come qualcosa di irrimediabile. Il senso di colpa è collegato alla colpa ma si differenzia da essa proprio perché è indicato come un’emozione mentre la colpa è un dato di fatto; il senso di colpa si avverte a prescindere che il fatto sia accaduto o meno. Ci si sente in colpa quando si trasgredisce una regola (morale o personale, dipende dal nostro sistema di valori di riferimento). Ciò che ne deriva è uno stato emotivo negativo, caratterizzato da rimuginazioni sull’evento accaduto o non accaduto (azioni o omissioni). Sentirsi in colpa non è solo un intercalare comune e ricorrente, ma è qualcosa di molto più profondo che influenza le scelte:  a livello inconscio registriamo un limite, un’impossibilità di riscatto.

Kant definisce la colpa come “una trasgressione volontaria ma imputabile” e il delitto come “trasgressione volontaria”, cosciente. Ma noi ci occupiamo dell’aspetto psicologico della percezione della colpa, non della colpa effettiva né delle sue implicazioni giuridiche.

Il senso di colpa può essere conscio, laddove è presente la responsabilità e la volontà del soggetto, o inconscio, legato a dinamiche intrapsichiche sofisticate. Il rimorso è un’emozione sperimentata da chi ritiene di aver tenuto azioni o comportamenti contrari al proprio codice morale. Il rimorso produce senso di colpa.

La patologia caratterizzata dall’assenza di senso di colpa e/o di rimorso diventa più seria se dopo atti gravi (omicidio, violenza, ecc.) non si prova alcun tipo di rimorso, ma addirittura compiacenza. Così come avviene nel Disturbo Antisociale di Personalità ove il senso di colpa manca e deriva o da disturbi psichici nella formazione del Super Io o da un Super Io formato sulla base di modelli patologici.

Secondo la Psicoanalisi infatti il senso di colpa nasce da un conflitto tra Es e Super Io, ovvero tra norme e istanze morali interiorizzate e tra desideri sessuali e aggressivi. Esso dipende molto dal tipo di educazione impartita, quanto più è autoritaria tanto più determina un Super Io punitivo (immagini parentali interiorizzate) e sensi di colpa eccessivi.

Restando in ambito psicoanalitico di senso di colpa si sono occupati Melanie Klein e Donald Winnicott riferendosi ad esperienze molto precoci e necessarie sperimentate per un sano sviluppo affettivo del bambino.  Essi si domandavano ove risiedesse l’insorgere del senso di colpa: origina dai nostri istinti distruttivi (come sostiene la Klein), oppure dalla carenza di una madre “abbastanza buona” e di un ambiente che faciliti la crescita (come insisteva Winnicott). Melanie Klein ha postulato che nel bambino, fin dalla nascita, è presente una pulsione distruttiva scatenata dalle frustrazioni che inevitabilmente subisce, sia interne (es. fame, dolore) sia esterne (perdita dell’unità intrauterina) (Battacchi 2002). Il bambino percepisce così uno stato di angoscia carico di aggressività che riverserà sul mondo esterno, in particolare sui genitori (per lo più la madre). La proiezione della propria aggressività sui genitori avrà come effetto la paura di essere attaccato o abbandonato. L’angoscia persecutoria ha una funzione punitiva: in questa fase il bambino sperimenta il senso di colpa imponendosi (tramite il Super Io) una punizione. Winnicott ricorda che il senso di colpa è indice di un normale sviluppo affettivo e cognitivo.

Il senso di colpa caratterizza anche la persona affetta da depressione e da disturbo ossessivo. Colpa morale, religiosa ed esistenziale si avvertono nella depressione e colpa per aver trasgredito le norme del Super Io nel disturbo ossessivo. Nel caso del disturbo ossessivo, il paziente cerca sempre di mettere qualcosa al suo posto senza riuscirci (per es. lavarsi ossessivamente le mani) oppure ritualizzando alcuni comportamenti alla ricerca di una gratificazione che non arriva mai, indice questo di uno stato di confusione non modificabile perché inconsciamente conservata allo scopo di nascondere un contesto dove l’odio è più forte dell’amore. In casi derivanti da senso di colpa patologico, il paziente può auto-colpevolizzarsi di tutti i disastri del mondo, che è poi il modo per evitare di accostarsi al proprio potere distruttivo.

 Image courtesy of FrameAngel at FreeDigitalPhotos.net
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