Riflessioni sugli ostacoli al cambiamento

I principali ostacoli al cambiamento in psicoterapia sono una bassa consapevolezza di Sé ed un alto livello di  funzionamento dei meccanismi di difesa. La resistenza al cambiamento opera sia ad un livello conscio che  inconscio. E’ il paradosso dei pazienti che vorrebbero guarire ma si oppongono involontariamente alla cura. “La resistenza è una  forza che si oppone al lavoro di psicoterapia, alla guarigione e al superamento della nevrosi, quasi che il paziente volesse restare a convivere col proprio male”. Tale resistenza, lungo il corso della cura, può assumere diverse forme, che prendono i nomi di: coazione a ripetere, reazione terapeutica negativa, o più genericamente resistenze dell’Io.

Ma a cosa resistiamo e da cosa ci difendiamo? La nostra mente si protegge da eccessive richieste libidiche o da pulsioni troppo intense che non è in grado di fronteggiare direttamente: dalle esperienze e dalle sensazioni dolorose, da verità spiacevoli e intollerabili fino al punto di falsificare la realtà. I bambini attivano manifestamente delle difese per proteggersi dal dolore per cui, non avendo ancora gli strumenti per padroneggiare e tollerare la realtà, essi se la inventano (aiutati spesso dagli adulti), trasformandola e  “negandola” con la fantasia. Ogni singola difesa può svilupparsi lungo un continuum tale per cui anche l’intensità, e non solo la presenza/assenza della difesa, fornisce elementi determinanti della struttura della personalità di un individuo. Ci sono meccanismi di difesa sofisticati ed evoluti come ad esempio l’altruismo o la sublimazione, che consentono alla persona di difendersi da un conflitto interno o da situazioni altamente stressanti “spostando” l’attenzione su “altro” talvolta in maniera creativa.

La psicoanalisi prende in considerazione le motivazioni inconsce, i conflitti e le difese alla base dei sintomi e delle sofferenze psichiche. Le difese sono dei meccanismi che ci consentono di adattarci all’ambiente soprattutto quando ci troviamo di fronte a situazioni interpersonali problematiche o di fronte ad esperienze traumatiche. Ad esempio la dissociazione, come la rimozione, è una funzione sana e adattiva della mente umana. E’ un processo di base che consente agli stati individuali del Sé di funzionare in modo ottimale (e non in modo semplicemente difensivo) quando ciò di cui abbiamo veramente bisogno o desideriamo sono una full immersion in una singola realtà, in un singolo affetto forte, e una sospensione della capacità autoriflessiva (Bromberg, 1998, p. 273).  Pertanto possiamo affermare che i meccanismi di difesa sono un buon compromesso per non disgregarsi e per fronteggiare una realtà altamente “pericolosa” per la nostra salute mentale. Freud sosteneva che i meccanismi di difesa servono allo scopo di tenere lontani i pericoli.. ma questi stessi meccanismi possono trasformarsi in pericoli (S.Freud, Analisi terminabile e interminabile). E il pericolo è proprio quello di allontanarsi dalla verità.

Un attore debutta in teatro nella parte di Amleto. E’ il momento del famoso monologo To be or not to be. Pronunciare le ultime battute, non ricevere però la standing ovation che si aspettava e che tante volte aveva sognato, bensì dei sonori fischi. “Lo sapevo – pensa tra sé – che questo pubblico non avrebbe capito la grandezza di Shakespeare!” Nemmeno gli passa per la testa che i fischi erano rivolti alla sua cattiva recitazione e non al grande drammaturgo inglese! La sua grandiosità, ovvero la fragilità della sua autostima, gli impedisce di mettere in discussione il suo “talento” e così la colpa del fiasco ricade su quel pubblico “ignorante”. Il meccanismo di difesa messo in atto dal nostro attore narcisista è la svalutazione (del pubblico), accompagnata da una buona dose di razionalizzazione: un’interpretazione convenientemente “distorta” della realtà, che serve a “spiegare” l’insuccesso. (Lingiardi, Madeddu, I meccanismi di difesa, op. cit. p.1).

Secondo la Defensive Functioning Scale del DSM IV, i meccanismi di difesa (o stili di coping) sono processi psicologici “automatici”  che proteggono l’individuo dall’angoscia. Le persone spesso non si accorgono del funzionamento e dell’attivazione di questi processi. Ad esempio il meccanismo dell’Acting out (Messa in atto) viene utilizzato dalla persona attraverso azioni che scaricano tensione piuttosto che attraverso la riflessione o i sentimenti (il soggetto agisce prima di riflettere); è un agire che allevia inconsciamente una tensione interna (Fenichel).  Il meccanismo di difesa dell’Affiliation (Affiliazione) determina nella persona una modalità di affrontare i conflitti interni rivolgendosi ad altri per avere aiuto o supporto, anche se essi rappresentano la causa dei loro problemi. Anche l’ Altruism (Altruismo) diventa un meccanismo di difesa quando la persona affronta i conflitti dedicandosi esclusivamente ai bisogni del prossimo trascurando i propri.  Attraverso le Autistic fantasy (Fantasie autistiche) la persona affronta i conflitti con un eccesso di sogni a occhi aperti, che rappresentano un sostituto delle relazioni umane, di comportamenti più efficaci, delle soluzioni per i problemi. Attraverso il meccanismo della Negazione la persona affronta i conflitti emozionali o lo stress rifiutandosi di riconoscere certi aspetti dolorosi determinandone una compromissione dell’ esame di realtà fino ad eliminare dalla coscienza il fatto che ha determinato il conflitto. Attraverso la Help-reject complaining  (il lamentarsi, ma rifiutare l’aiuto offerto) la persona affronta i conflitti emozionali lamentandosi oppure chiedendo aiuto in contrasto con i suoi sentimenti profondi di ostilità o di rifiuto verso gli altri. Un meccanismo di difesa evoluto è l’Humor (Umorismo) attraverso cui la persona mette in rilievo gli aspetti divertenti e ironici del fattore stressante. Attraverso l’Intellectualization (Intellettualizzazione) la persona affronta i conflitti emozionali o i fattori stressanti attraverso l’utilizzazione eccessiva del pensiero astratto. L’Omnipotence (Onnipotenza) è quel meccanismo di difesa che fa  agire la persona come se possedesse poteri o capacità speciali, sentendo di essere superiore agli altri (difesa tipica della Personalità Narcisistica). Attraverso la Passive aggression (Aggressione passiva) la persona affronta i conflitti emozionali o i fattori stressanti esprimendo aggressività verso gli altri in modo indiretto e subdolo attraverso una facciata di compiacenza manifesta che maschera risentimento. La Projection (Proiezione) è quel meccanismo di difesa che la persona utilizza inconsciamente attribuendo erroneamente a qualcun altro i propri sentimenti, impulsi o pensieri inaccettabili (meccanismo tipico della Personalità Borderline). Attraverso la Repression (Rimozione) la persona riesce ad espellere i desideri, pensieri o esperienze disturbanti dall’area della consapevolezza cosciente agendo nell’inconsapevole cancellazione di un ricordo. Altro meccanismo sofisticato, già accennato in precedenza, è la Sublimation (Sublimazione) attraverso cui la persona incanala i sentimenti o impulsi potenzialmente maladattivi in comportamenti socialmente accettabili (per es. una pulsione sessuale può essere incanalata in opere artistiche, oppure un impulso aggressivo può essere incanalato in un’attività sportiva).

Ci difendiamo dalla troppa paura, dall’angoscia o dal pericolo e anche da noi stessi quando evitiamo di prendere consapevolezza di aspetti dell’ esperienza che non sappiamo più gestire.  Quando intervengono le difese psichiche significa che stiamo perdendo l’equilibrio e il nemico è una parte di noi stessi di cui l’angoscia è una rappresentazione della fragilità della nostra esistenza, dell’impotenza nel modificare gli avvenimenti, dell’insanabile solitudine di fronte alle perdite (R.Benini, La legge dell’equilibrio).

Tra resistenze e difese dell’Io resta nascosta anche la capacità di mettere in gioco le nostre forze e le nostre risorse per risolvere i conflitti, ecco dove resta sospesa l’opportunità di un possibile cambiamento.

Bibliografia:

V. Lingiardi, F. Madeddu,  (2002), “I meccanismi di difesa”, Raffaello Cortina Editore pp.138-141

P.M. Bromberg (1998), “Standing in the spaces: essay on clinical process, trauma, dissociation”. The analytic Press, Hillsdale, NJ

S. Freud, (1937), “Analisi terminabile e interminabile”, OSF, vol.11

http://it.wikipedia.org/wiki/Resistenza_al_cambiamento

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *