L’importanza della Pedagogia

di Chiara Scazziota 22/06/2011

Oggi è sempre più evidente il cambiamento della società e dell’uomo che la costituisce.  I confini del mondo stanno scomparendo, si diventa cittadini di una comunità immensa (globalizzazione).
Tale cambiamento richiede all’uomo la capacità di adeguarsi rapidamente e di intraprendere un percorso di costruzione della propria identità: chi sono e cosa voglio.
L’uomo non è da solo ma si trova a dover interagire con altri ed è proprio in  tale processo di interazione che va sostenuto e accompagnato perché, rafforzando la propria identità, conquista il senso di sicurezza e di appartenenza, garanzia di un equilibrio psicofisico.
“Per essere cittadino in un mondo grande occorre radicarsi meglio nel proprio piccolo mondo, in quell’io fatto anche di storia personale” (V. Andreoli).
L’uomo deve raggiungere due identità: quella personale, cioè la percezione di essere un individuo diverso dagli altri e quella sociale in quanto essere in relazione, ma laddove l’io non si realizza, il soggetto non riuscirà ad avere consapevolezza del proprio esserci e sarà quindi portato a chiudersi in se stesso.
Se non arriverà a sapere chi sia realmente, vivrà con una timidezza tale da fuggire gli altri o svilupperà dipendenza da altro e sarà incapace di entrare in sintonia con l’ambiente, per cui rimarrà un disadattato.
La costruzione dell’identità non avviene in un’età definita ma è dinamica, in continuo sviluppo nel tempo. Potremmo dire che  si tratta di un variare attorno a un nucleo che rimane sempre il proprio essere, il “sé” di ciascuno. L’identità diventa in qualche modo anche la propria storia, l’esperienza che ognuno fa nel tempo.
Vi sono dunque due identità: una che potremmo definire di base o strutturale e un’altra che si evolve nel tempo, propria del vissuto di ognuno.
L’educazione è la condizione necessaria per accompagnare la persona nel suo sviluppo psico-fisico.
L’agire educativo è  relazione di aiuto che facilita il rapporto dialettico con se sessi, con gli altri e con il mondo.
La relazione d’aiuto pedagogica non è terapia ma prevenzione alla patologia, sostegno motivazionale nel trattamento della patologia e accompagnamento al dopo trattamento.
Il pedagogista  interviene a fianco della  persona, non fa “per”, non fa “su”, ma fa “con”.
L’azione pedagogica avviene secondo quattro prospettive:
• prospettiva della globalità: l’intervento educativo considera la persona nel suo insieme;
• prospettiva della operatività: l’intervento educativo tende alla progettualità;
• prospettiva della relazionalità: l’intervento educativo realizza una relazione significativa tra educatore ed educando;
• prospettiva della integrazione: l’intervento educativo tende alla consapevolezza e all’autodeterminazione;
La relazione d’aiuto deve “preparare” ma non forzare la persona all’agire. Deve in qualche modo ricreare i “presupposti”  affinché  la persona agisca in piena coscienza e libertà.
Per realizzare ciò è necessario operare secondo i seguenti principi:
• Principio dell’interiorizzazione: favorire la crescita della persona dal di dentro.
• Principio della personalizzazione: tenere conto di tutto ciò che la persona è (esperienza, cultura, aspettative, desideri);
• Principio della individualizzazione: rispettare i tempi di maturazione della persona;
• Principio di solidarietà: risponde alle esigenza di vivere il percorso educativo con gli altri;
• Principio di autonomia: favorire l’autorealizzazione.
Questo è il momento in cui la pedagogia deve uscire dalla sua storica-etimologica  ambiguità; il suo compito non  è quello di “condurre”  ma di  “accompagnare” per generare fiducia. La fiducia, invece che la paura, è il primo strumento utile nell’educazione.

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