Il web: trappole e rischi per i minori in una nuova dimensione sociale

di Maria Giovanna Napoletano 25/07/2012

Nella nostra società emerge, sempre più marcatamente, una realtà poco chiara in riferimento ai canali informativi utilizzati dai giovanissimi. Nonostante questa possa esser considerata l’epoca dei “digital native” in cui, cioè, lo scambio, l’incontro, la conoscenza virtuale sono spazi presenti nelle vite dei ragazzi fin dalla loro nascita, e da loro stessi gestiti attraverso mezzi quali internet e telefonia cellulare, il paradosso diviene evidente nel momento in cui si riflette su alcuni dati. Negli ultimi anni sono state portate avanti diverse indagini sul tema dei consumi mediali da parte dei giovani al fine di definire alcuni profili comportamentali.

Una ricerca: CREMIT – Save The Children
La ricerca “Ragazzi Connessi”, condotta da CREMIT e Save The Chidren nel 2008, ha riguardato un target di studenti di età compresa tra gli 11 e i 14 anni in diciotto scuole del territorio italiano. Il questionario somministrato ha identificato aspetti come:
– dimensione di uso e frequenza d’uso di internet e telefonia cellulare
– tipologia di attività (sms, download di materiali e informazioni ecc.)
– motivazioni d’uso dei new media
Dai dati è emerso che il 43,26% dei ragazzi già utilizza il cellulare da uno a tre anni. Il 37,14% da quattro o più anni e solo il 14,93% da meno di un anno. Il 24,62% naviga in internet da meno di un anno e il 36, 20% da uno a tre anni, mentre il 25,64% da più di quattro anni. Interessante è il dato che riguarda la navigazione in internet tramite cellulare: ben il 7,5% naviga qualche volta e l’8,6% spesso. Il 38, 2% degli studenti intervistati, poi, ha affermato di possedere un profilo personale in un social network come Facebook o MSN. Le motivazioni dell’utilizzo di tale mezzo di comunicazione riguardano per la maggior parte:
– divertimento, per il 72,6% degli intervistati
– conoscenza con altre persone, per il 44,2%.
Appare, dunque, chiaro riflettendo su questi ultimi dati come internet e telefonia mobile offrano numerosi vantaggi. Il direttore del CREMIT, P.C. Rivoltella osserva a questo proposito: “internet si qualifica sempre di più come spazio di socializzazione. Il web è una estensione della rete abituale di amicizie in cui è anche possibile incontrare nuovi coetanei”.
I rischi nascosti
Come in ogni forma di comunicazione è comunque bene tener presente che tali mezzi sono in grado di celare non poche insidie per i giovani e inesperti fruitori. Tra i rischi potenziali, dovuti per lo più a una non corretta regolamentazione e supervisione genitoriale, la cyberpedofilia occupa un posto di rilievo. Il contatto con il potenziale “adescatore” viene facilitato, in molti casi, dalla curiosità ingenua dei minori che li spinge in una condizione di pericolo durante la conversazione virtuale. Dai dati emersi dalle indagini condotte dalle forze di Polizia specializzate, le chat line rappresentano il settore di internet dove si manifestano i maggiori rischi per i minori. Le nuove tecnologie offrirebbero una più semplice forma di contatto iniziale con la potenziale vittima, facilitando i tentativi di incontro vis-a-vis.
Da una ricerca personalmente condotta nel 2009 su un campione di 100 bambini di età compresa tra gli 8 e i 13 anni nella città di Cosenza, attraverso la distribuzione di questionari secondo la metodologia di indagine messa a punto dall’ICAA (International Crime Analysis Association) all’interno dei progetti Child Internet Risk Perception (2003) e Child Smarthphone Risk Perception (2007), sono stati riscontrati dati allarmanti sulle modalità di utilizzo di internet e telefono cellulare. Il 59% dei minori, infatti, ha dichiarato di navigare con un controllo solo saltuario da parte degli adulti e talvolta in assoluta solitudine (11%). Ciò a dimostrazione del fatto che, quando la comunicazione con i genitori è carente, i minori si mostrano propensi a vivere la propria esperienza web come dimensione privata della propria vita, favorendo così eventuali situazioni di ambiguità relazionale con gli adulti. La chat si attesta con il 49% come servizio più utilizzato assieme alla navigazione sui siti, che ottiene il 64%. La fascia oraria di maggior accesso alla rete è stata individuata in quella pomeridiana, tra le 14 e le 18 ma una minore percentuale (4%) ha affermato di connettersi in orario notturno, tra le 22 e le 24. Tale orario, secondo l’esperienza investigativa delle Forze di Polizia specializzate, rappresenterebbe il momento di maggior presenza di pedofili online.
Conclusione: L’importanza del controllo genitoriale
L’idea che, attraverso la rete, il bambino possa entrare in contatto col mondo esterno e, di conseguenza, con situazioni positive ma anche negative e pericolose, sembra a volte un rischio trascurato da alcuni genitori. Si pensi, difatti, che la percentuale di minori che, utilizzando la chat, ha avuto un incontro online con un adulto che ha intrapreso discorsi su tematiche sessuali, si attesta al 14%. In tale prospettiva diviene indispensabile intraprendere un’attività di sensibilizzazione e informazione verso i minori e altrettanto fondamentale si rivela il dialogo tra bambini e genitori per la prevenzione di situazioni a rischio e l’adozione di misure e strumenti di prevenzione educativa.
Come affermato nella IX edizione del Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza: “Le caratteristiche della rete appaiono contraddittorie. Se da un lato è lo spazio dell’incontro,dall’altro rischia di esser un luogo di solitudine, di persone sole che stanno davanti al proprio pc o al display del telefonino. La si potrebbe definire una solitudine troppo rumorosa, come quella di un romanzo di Hrabal o, utilizzando una figura retorica come l’ossimoro, una forma di socializzazione solitaria”.

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