Quale è l’immagine che hai del tuo corpo?

Ecco perché chi soffre di anoressia non ha la percezione della propria immagine

Siamo abituati a pensare alla nostra Identità facendo riferimento ad un’immagine corporea da noi percepita proprio come se avessimo uno specchio sempre con noi. L’immagine che abbiamo di noi stessi cresce e si forma nel tempo e sono tanti fattori che la determinano tra questi rivestono un ruolo cruciale:

  • Il ruolo che ricopriamo in società/famiglia/lavoro
  • le relazioni interpersonali che riusciamo ad instaurare
  • i sentimenti che proviamo
  • le nostre emozioni.

Un esempio classico di distorsione della propria immagine corporea la ritroviamo nei disturbi del comportamento alimentare, dove l’immagine corporea è fortemente influenzata dalle esperienze interne, dalle emozioni profonde che il soggetto percepisce ed ha percepito.

Una persona sana, che ha un buon rapporto con il suo corpo, possiede un’immagine di sé in armonia col suo aspetto e con i suoi sentimenti. Nei Disturbi del comportamento alimentare invece avviene una frattura fra percezione (reale) della propria immagine corporea e le proprie emozioni. Solitamente le emozioni provate dalle persone affette dai disturbi alimentari sono:

  • rabbia
  • paura
  • vergogna

Queste emozioni nascono da una difficoltà di integrazione tra corpo e la mente e determinano un’immagine del proprio corpo alterata. Queste persone focalizzano tutta la loro  identità sull’immagine (non realistica) che lo specchio gli rimanda: forma e peso corporeo diventano “la persona”, il proprio sé (“io sono il mio peso”).

Per le persone afflitte da disturbi alimentari non esiste altro se non un’immagine alterata di se stessi che si traduce in condotte patologiche inflitte al corpo. Il corpo diventa oggetto di mortificazioni con digiuni forzati,  sport esagerato, controllo esagerato del cibo.

L’origine di tutto questo non ha nulla a che fare con il corpo in sé, ma nasce da una valutazione cognitiva negativa di sé, da una bassissima autostima.  Il corpo infatti rappresenta una sorta di “conferma” della scarsa autostima e viene quindi disprezzato e svalutato. Coloro i quali soffrono di disturbi della condotta alimentare non riescono a percepire il loro corpo come realmente è: si vedono o si sentono grassi anche quando hanno un peso normalissimo o addirittura quando sono gravemente sottopeso. Questo sintomo che viene definito “dismorfismo corporeo”, è presente anche in altri disturbi psichiatrici come la depressione o il disturbo ossessivo compulsivo. Nel caso dei disturbi del comportamento alimentare questo sintomo, considerato tra i più gravi, nasce da una errata valutazione di sè, della propria immagine. Anoressia e bulimia sono disturbi molto gravi che se non curati in tempo e con le giuste modalità possono portare all’insorgenza di gravi sintomi fino a poter diventare malattie incurabili.   L’intervento con questi pazienti presuppone, perciò, una rielaborazione cognitiva attraverso la critica agli errori di valutazione che dovrebbe portare all’accettazione della propria identità, vero problema sottostante all’espressione sintomatologica. Sono consigliati trattamenti integrati (psicoterapia e farmacoterapia).

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