La parola “ Mindfulness ”, in ambito psicologico, significa essenzialmente “consapevolezza” dei propri pensieri, azioni ed emozioni e consiste, nella pratica, in una forma di meditazione, che affonda le sue origini nel Buddismo e nelle pratiche di meditazione Yoga.

L’utilizzo, da parte della medicina occidentale, della Mindfulness per la promozione della salute fisica e mentale, inizia negli Stati Uniti, ad opera di un medico e biologo molecolare statunitense, Jon Kabat-Zinn, che studiò e sviluppò un programma per la riduzione dello stress, basato su un adattamento terapeutico dei concetti del buddismo Zen, rielaborati secondo un approccio scientifico.

Successivamente, la ricerca scientifica ha dimostrato come l’utilizzo di questa tecnica sia efficace anche per il trattamento di disturbi psichiatrici, come la depressione o il disturbo d’ansia, nonché di tipo medico, come il dolore cronico o la psoriasi.

L’utilizzo della Mindfulness viene, infine, sperimentato anche nell’ambito di alcune discipline psicologiche di matrice occidentale (Italia, Europa, U.S.A. e Australia), nell’ambito delle quali vengono elaborati dei veri e propri modelli  terapeutici, di comprovata efficacia, in cui le tecniche della psicoterapia di tipo cognitivo – comportamentale si integrano con le tecniche di mindfulness.

Ma in cosa consiste esattamente la Mindfulness in ambito psicoterapico?

Secondo la definizione di Jon Kabat-Zinn, Mindfulness è una modalità di prestare attenzione, un “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”.

Obiettivo della Mindfulness, quindi, è quello di essere consapevoli di sé nel momento presente, nel “qui ed ora” e di accogliere le proprie emozioni ed i propri pensieri per quello che sono, senza giudicarli, opporvi resistenza o tentare di modificarli.

Migliorare questa modalità di prestare attenzione permette di cogliere, con maggiore facilità, il sorgere di pensieri negativi che contribuiscono al malessere emotivo.

Si è infatti osservato che gran parte della sofferenza psicologica delle persone dipende dall’identificazione che esse mettono in atto coi propri pensieri (“io sono i miei pensieri”), il che trasforma i pensieri stessi in realtà, ossia i pensieri non sono più un prodotto della mente, ma assurgono a “fatti”.

L’identificarsi con i propri pensieri negativi dà poi spesso origine ad una spirale depressiva: si considera il proprio “presente” come inaccettabile e si impiegano, quindi, tutte le proprie risorse per allontanare questi pensieri o per evitare la sofferenza che essi generano, spostando ogni possibile obiettivo di felicità nel futuro. E ciò genera frustrazione, che si traduce in altra sofferenza.

Tramite le tecniche di mindfulness, il terapeuta, allora, anziché promuovere la messa in discussione dei pensieri negativi, aiuta il paziente a “prendere le distanze” da essi, ossia ad operare una sorta di defusione dai propri contenuti mentali, il che consente di poterli osservare con più chiarezza e di arrivare alla consapevolezza che “io ho dei pensieri” (e non “io sono i miei pensieri”).

Tale distacco consente, in altri termini, di considerare i pensieri per quello che realmente sono, ossia “i pensieri sono solo ipotesi” (e non “i pensieri sono la realtà”).

Sotto la guida del terapeuta, quindi, con una pratica costante di questa tecnica si può sviluppare una nuova capacità della mente, atta a sostituire le emozioni distruttive, che portano ansia e depressione, con modi di pensare e di essere più costruttivi, che consentono di vivere pienamente il presente, accettandolo, e di impiegare le energie per la realizzazione dei propri obiettivi di felicità “qui ed ora.”

Bibliografia

  • Langer, Ellen J. (1989). Addison Wesley, Reading, MA.
  • Langer, Ellen J. (2009). Counter clockwise: mindful health and the power of possibility.Ballantine Books, New York
  • Wells A., Detached Mindfulness in Cognitive Therapy: A Metacognitive Analysis and Ten Techniquesin Journal of Rational-Emotive and Cognitive- Behavior Therapy, vol. 3.
  • Jon Kabat Zinn. Dovunque tu vada ci sei già(1994) Corbaccio, 1997
  • Sylvia Thompson, The Father of Mindfulnessin The Irish Times, 10 aprile 2012
  • Teasdale J. D., Metacognition, Mindfulness and the Modification of Mood Disorders, in Clinical Psychology and Psychotherapy, 1999, vol. 6.