“For Kids”: Ci prendiamo cura delle piccole menti. 
Noi lavoriamo per un mondo dove i bambini e le loro famiglie vengono supportati per superare le difficoltà, crescere bene e raggiungere i loro obiettivi.

Alfabetizzazione Affettiva

Troppo spesso genitori ed insegnanti trascurano gli aspetti emotivi del processo di sviluppo del bambino a tutto vantaggio di quelli puramente cognitivi. Nel nostro sistema culturale continua ad essere negata l’osmosi esistente tra la componente affettiva e quella cognitiva, pur avendola osservata in tutte le situazioni di apprendimento.
L’atteggiamento di chi è vicino al bambino incide più delle parole, delle aspettative. Anche la stima e la fiducia che l’adulto ripone o no nelle capacità del bambino influiscono sul bambino stesso sostenendo o impedendo, l’azione conoscitiva.

L’educazione affettiva, quindi, dovrebbe occupare un ruolo fondamentale a scuola e in famiglia, avviando il bambino ad una più profonda, positiva e realistica conoscenza di sé, dei suoi dialoghi interiori, delle sue potenzialità, delle sue fragilità e ad instaurare rapporti gratificanti con gli altri basati sulla collaborazione, il rispetto, il dialogo.

Occuparsi solo dell’alfabetizzazione culturale significa, quindi non entrare in comunicazione profonda con i nostri bambini, negarne una parte fondamentale.

L’esperienza è colma di esempi di bambini con un’intelligenza anche al di sopra della media ma con un’emotività apparentemente assente o turbata. Ciò troppo spesso ha creato un rapido abbassamento del potenziale cognitivo ed una regressione delle prestazioni dell’alunno.

Cosa significa “alfabetizzare alle emozioni”?
Significa fornire ai bambini una “grammatica” emotiva. Ad esempio soffermandosi su ciò che il bambino sta provando in una precisa circostanza, per aiutarlo ad analizzare tale emozione partendo dalle sensazioni percepite fisicamente e dargli un nome.

Dare un nome a ciò che sta avvenendo in noi, ci aiuterà, poi, non solo a conoscere le emozioni, ma a riconoscerle successivamente, in noi stessi e negli altri, in un allenamento che durerà tutta la vita.

Sono ancora molti gli adulti in genere che, di fronte ad un litigio tra bambini o assistendo allo scoppio d’ira di un alunno, intervengono per reprimere, rimproverando o punendo. Certe manifestazioni emotive, le consideriamo troppo violente, le giudichiamo pericolose e, soprattutto, fuorvianti il regolare svolgimento delle più diverse attività.

Gli adulti Intervengono “affinché i bambini capiscano” o “per evitare che si facciano del male”, “perché facciano la pace” o semplicemente perché “è giusto così”.

In questo modo però si interviene dall’esterno, senza partecipazione e comprensione reali delle motivazioni, che hanno dato il via a quel comportamento giudicato “inaccettabile”. Il bambino, in questo modo, non comprendendo il motivo della intrusione e punizione, reagisce ribellandosi o sottomettendosi passivamente.

Rispettare il bambino non significa certo non intervenire affatto, ma essere disponibili emotivamente attraverso l’ascolto empatico. Scopriremo che ciò che ci sembrava senza motivo, scorretto o aggressivo, ha una sua spiegazione. Comprenderemo che il bambino ha agito secondo l’unica soluzione che ha saputo concepire in quel momento.

Il compito dell’adulto consiste nel mostrare e far cogliere aspetti e soluzioni diverse. Al fine di sviluppare capacità di decisione e di intervento autonomo e creativo.

Un’altra conseguenza dell’ingerenza da parte degli educatori, nella gestione e soppressione delle dinamiche affettive, è la quasi totale incapacità dei bambini a relazionarsi tra loro senza la mediazione di un adulto.

Non si possono “reprimere” le dinamiche relazionali che avvengono spontaneamente fra i bambini, anche quelle più difficili, bisogna invece considerarle grandi occasioni per metacomunicare su quanto è accaduto, per analizzare non solo la sensazione emotiva, ma il pensiero che la sottende. “Bisogna sviluppare il “dialogo interiore” quel meccanismo attraverso il quale l’individuo elabora una propria visione degli eventi commentando internamente ogni esperienza personale.

La Cura delle Piccole Menti e il Programma di alfabetizzazione emotiva

Il programma di alfabetizzazione emotiva che proponiamo (“For Kids – Cura delle Piccole Menti”) mira ad aiutare i bambini e i ragazzi a sentirsi individui unici, facenti parte di un gruppo, di una comunità. Il programma contribuisce a rendere consapevoli i bisogni di sicurezza, di appartenenza e di fiducia che sono fondamentali per soddisfare il bisogno di conoscenza. Inoltre, l’alfabetizzazione affettiva trasmette ai ragazzi alcune competenze e capacità psicologiche in modo che possano affrontare meglio i problemi legati alla vita scolastica e familiare, andando più a fondo nella conoscenza e comprensione di se stessi e delle proprie interazioni con gli altri.

La base da cui parte “For Kids – Cura delle Piccole Menti” è l’ambiente. Cerchiamo di modificare il contesto creando attorno al bambino un clima di fiducia e libertà. L’obiettivo è l’autorealizzazione, che si ottiene soddisfacendo ad ogni livello i “bisogni” del bambino. Il soddisfacimento di ciò porta il bambino a sviluppare:

  • la percezione realistica degli individui e dell’ambiente;
  • l’accettazione di sé, degli altri, della natura;
  • la spontaneità, la sincerità e la naturalezza;
  •  la capacità di individuare e risolvere i problemi;
  • saper godere della compagnia degli altri, ma anche della solitudine;
  • autonomia e indipendenza;
  • capacità di cogliere aspetti nuovi nella realtà;
  • carattere democratico, equilibrio morale;
  • umorismo, creatività, originalità;
  • capacità di vivere intensamente ogni esperienza.

Gli individui autorealizzati percepiscono la realtà con maggiore efficacia degli altri e sono più a loro agio all’interno di essa. Hanno un’insolita capacità di individuare ciò che è falso, fasullo e disonesto nella personalità di un individuo. Giudicano correttamente ed efficacemente le esperienze, la gente e le cose. Hanno la capacità di essere obiettivi nei riguardi delle loro stesse forze, delle loro possibilità e dei loro limiti. Questa «auto consapevolezza» permette loro di definire con chiarezza i valori, le mete, i desideri e i sentimenti. Non hanno paura dell’incertezza.
Gli individui “autorealizzati” sono persone che fanno pieno uso delle proprie capacità, dei propri talenti e delle proprie potenzialità.

La gerarchia dei bisogni su cui lavoriamo con il progetto di Cura delle Piccole Menti è quella indicata da Maslow:

I bisogni fisiologici: sono i tipici bisogni di sopravvivenza. Nelle nostre moderne civiltà occidentali, il problema della sopravvivenza è diventato oramai un acquisizione stabile e duratura, per cui sono i bisogni di più alto livello ad essere al centro dell’attenzione. Ovviamente essi non scompariranno definitivamente ma rimarranno attivi e, se stimolati, ricompariranno.

I bisogni di sicurezza: i bisogni di appartenenza, stabilità, protezione e dipendenza, che giocano un ruolo fondamentale soprattutto nel periodo evolutivo, insorgono nel momento in cui i bisogni primari sono stati soddisfatti. Anche questi bisogni sono drive fondamentali, che danno forma ad alcuni comportamenti tipici, soprattutto di carattere sociale. La stessa organizzazione sociale che ogni comunità si dà a seconda della propria cultura, è un modo di rendere stabile e sicuro il percorso di crescita dell’individuo. Problemi riguardanti il soddisfacimento di questo bisogno durante le fasi critiche dello sviluppo, da parte per esempio di madri poco affettuose e rassicuranti, possono preludere a problematiche anche profonde nell’età adulta.

I bisogni di affetto: questa categoria di bisogni è fondamentalmente di natura sociale e rappresenta l’aspirazione di ognuno di noi a essere un elemento della comunità sociale apprezzato e benvoluto. Più in generale, il bisogno d’affetto riguarda l’aspirazione ad avere amici, ad avere una vita affettiva e relazionale soddisfacente, ad avere dei colleghi dai quali essere accettato e con i quali avere scambi e confronti.

Il bisogno di stima: anche questa categoria di aspirazioni è essenzialmente rivolta alla sfera sociale e ha come obiettivo quello di essere percepito dalla comunità sociale come un membro valido, affidabile e degno di considerazione. Spesso le autovalutazioni o la percezione delle valutazioni possono differire grandemente rispetto al loro reale valore. Molte persone possono sentirsi molto valide al di là dei loro meriti e riconoscimenti reali, mentre altre possono soffrire di forti sentimenti di inferiorità e disistima anche se l’ambiente sociale ha un atteggiamento globalmente positivo nei loro confronti.

Il bisogno di autorealizzazione: si tratta di un’aspirazione individuale a essere ciò che si vuole essere, a diventare ciò che si vuole diventare, a sfruttare a pieno le nostre facoltà mentali, intellettive e fisiche in modo da percepire che le proprie aspirazioni sono congruenti e consone con i propri pensieri e con le proprie azioni. Non tutte le persone nelle nostre società riescono a soddisfare tutte e a pieno le loro potenzialità, infatti l’insoddisfazione sia sul lavoro che nei rapporti sociali e di coppia è un fenomeno molto diffuso. L’autorealizzazione richiede caratteristiche di personalità, oltre che competenze sociali e capacità tecniche, molto particolari e raffinate.

Le caratteristiche di personalità che deve avere una persona per raggiungere questo importante obiettivo sono: realismo ,accettazione di sé, spontaneità, inclinazione a concentrarsi sui problemi piuttosto che su di sé, autonomia e indipendenza, capacità di intimità, apprezzamento delle cose e delle persone, capacità di avere esperienze profonde, capacità di avere rapporti umani positivi, democrazia, identificazione con l’essere umano come totalità, capacità di tenere distinti i mezzi dagli scopi, senso dell’ironia, creatività, originalità.

Diventare genitori efficaci

Le condizioni necessarie per favorire lo sviluppo integrale della persona sono:

  1. congruenza;
  2. empatia;
  3. attenzione positiva e incondizionata;

Che in termini di comportamento diventano:

  1. chiarezza dei messaggi espressi in prima persona;
  2. attitudine all’ascolto;
  3. rispetto dei valori e delle aree di libertà delle persone.

Prima di “saper parlare” è necessario “saper ascoltare”.

L’ascolto attivo

L’ascolto è uno degli strumenti più efficaci utilizzato in For Kids poiché, anche solo ascoltando una persona la si può aiutare, se è in difficoltà. Le persone che usano il metodo dell’ascolto attivo portano il bambino a liberarsi da ciò che lo opprime parlandone, facendogli comprendere che lo accetta con tutti i suoi problemi. L’ascolto attivo esprime il linguaggio dell’accettazione.

Va ricordato che la maggior parte dei conflitti tra le persone sono conflitti tra soluzioni, piuttosto che fra bisogni. In realtà le persone condividono essenzialmente gli stessi bisogni fondamentali, comuni a tutti gli uomini. Il conflitto nasce dal modo in cui ognuno cerca di soddisfare i propri bisogni fondamentali. Il solo riconoscimento e la sola accettazione dei reciproci bisogni non bastano. Per risolvere il conflitto, le persone devono ricercare insieme una soluzione accettabile per entrambi. Questo è il concetto ispiratore di Gordon: le persone hanno il diritto di soddisfare i propri bisogni. Devono “vincere insieme”; nessuno deve perdere. Infatti se le due parti non subiranno sopraffazioni, ciascuno si forzerà di rispettare i diritti dell’altro e verrà trovata una soluzione che non comporterà né vincitori, né vinti, salvaguardando in tal modo l’autostima e il rapporto.