Diete e Dieting

di Santa Costanzo 15/01/2014

L’ossessione delle diete, dei fianchi stretti e della pancia piatta ha, negli ultimi decenni, superato le reali esigenze sanitarie e salutari o delle più o meno giustificate angosce estetiche per trasformarsi in un business capace di muovere miliardi; infatti in tutto il mondo per controllare il proprio peso si spendono ogni anno circa 200 miliardi di dollari. Un mondo senza regole e aperto a truffe, frodi e mistificazione. Ci sono quelle che promettono di far perdere 7 chili in sette giorni, altre garantiscono 10 chili in un mese, alcune fanno venire la pancia piatta anche solo per il week end. Sono le diete, ne esistono migliaia, spesso hanno nomi stravaganti: dieta del miracolo, della forchetta, del guerriero, dei colori, del XXI secolo, delle 3 ore, del Ph, altre ancora hanno il nome del loro inventore. Tutte uguali e tutte diverse, ma messe insieme in questo momento rappresentano una delle mode più fiorenti: quella del non mangiare. O meglio, del non ingrassare. La chiamano diet industry, questo è il termine usato per descrivere “il ricchissimo mercato per la produzione di prodotti, strumenti, strategie, programmi e qualsiasi altro mezzo impiegato per la perdita di peso indipendentemente dal rapporto costo/beneficio per il consumatore”. (negli Stati Uniti le entrate annuali per la promozione delle diete e dei prodotti dietetici nel 2012 è stata di circa 60 miliardi di dollari!) L’obiettivo della diet industry è guadagnare sfruttando il bisogno reale o immaginario delle persone che devono perdere peso. È una fabbrica di illusioni che non conosce crisi perché affonda le sue radici in condizioni difficili da aggirare: lo stile di vita occidentale che induce e costringe alla sedentarietà (per impegni lavorativi e mancanza di tempo libero da dedicare allo sport), e l’industria alimentare che ha modificato la stagionalità e la qualità degli alimenti e propone cibi a basso costo, ipercalorici, di qualità dubbia alcune volte, reperibili ovunque, in qualsiasi momento, che favoriscono l’assunzione di calorie in eccesso. Ingrassare e poi dimagrire: è l’invisibile schiavitù del cibo che arricchisce le multinazionali, il falso movimento dentro il quale si muovono milioni di persone. Secondo il Censis, che la scorsa estate ha elaborato un’indagine insieme a Coldiretti, sarebbero più di 16 milioni gli italiani a dieta e poco meno della metà di loro (7,7 milioni) dichiara di esserlo in pianta stabile. Questo numero non riguarda solo gli obesi (che in Italia sono ormai più di cinque milioni con un costo sanitario di circa 8 miliardi di euro) i cui problemi di peso e salute richiedono cure specifiche, ma soprattutto i sovrappeso, quelli che non si piacciono e che, dalla primavera in poi, temono la ‘prova costume’, in guerra costante con pancetta e fianchi. Insomma quelli che, anche se non sono grassi, vorrebbero dimagrire almeno un po’ e si rivolgono alle diete fai-da-te, ai servizi di tutoraggio online e ai prodotti che promettono un rapido dimagrimento. Nei confronti di questo esercito di potenziali clienti (chi non lo è stato almeno per una volta?), il mercato delle diete usa diverse strategie commerciali e di comunicazione, le tecniche che utilizza sono così strutturate da aver creato una sorta di assuefazione, un’abitudine al messaggio che non è più percepito come “pubblicitario” ma è diventato ormai per tutti “vero”. Il ministero della Salute in un recente rapporto sui disturbi dell’alimentazione ha provato ad elencare le tecniche di persuasione della diet industry: garantire una perdita di peso facile, senza sforzi e permanente; utilizzare termini come miracoloso, esclusivo, segreto, unico, recente, scoperta; fare costante riferimento alla cellulite; esibire fotografie relative al prima e al dopo; usare la testimonianza di clienti soddisfatti che sono stati spesso pagati; mostrare studi senza referenze di riviste scientifiche accreditate; indurre a considerare il fallimento della dieta un segno di scarsa volontà e di mancanza di valore morale. Tutto ciò può pericolosamente innescare il Dieting ossia lo stare a dieta come stile di vita che è un modo di vivere a rischio e elimina del tutto l’intimo significato della parola che deriva dal greco DIAITA e significa stile di vita ma salutare e no impostato su regimi iperproteici, non bilanciati e uguali per tutti. È bene invece ritornare al modello della vera piramide alimentare che si rifà alla Dieta Mediterranea scegliendo alimenti freschi piuttosto che trasformati e confezionati, fare attività fisica e scegliere consapevolmente cosa mangiare facendosi aiutare da veri esperti del settore. Tutti gli studi recenti suggeriscono infine un nesso tra lo stare frequentemente a dieta e la comparsa di un disturbo dell’alimentazione. Smangiucchiare tutto il giorno, vomitare dopo i pasti, mangiare di notte, oppure passare da grandi abbuffate a diete severe per poi ricominciare da capo, mangiare solo un determinato tipo di alimenti, scartandone ossessivamente altri, questi sono alcuni dei comportamenti che si diffondono in modo più o meno strisciante e silenzioso e /o possono addirittura portare ai disturbi conclamati: anoressia e bulimia. È il lato oscuro del benessere, lo specchio deformante, il precipizio. I disturbi dell’alimentazione sono in aumento e sono ormai uno dei problemi più comuni di salute tra i giovani dei Paesi occidentali, soprattutto tra le ragazze. Il 2% delle donne dai 18 ai 24 anni soffre di anoressia, il 4,5% di bulimia e il 6,2% di vari disturbi alimentari. Crescono anche i casi precoci della malattia con ragazzine sempre più piccole assillate dalla linea, spesso sono figlie di mamme a dieta ma appare anche, sempre più chiaro, un legame tra abbassamento dell’età e l’esposizione a pressioni per essere sempre più magri, soprattutto attraverso internet. Ciò deve rendere ancora più responsabile tutta la società civile ma ancor di più gli esperti del settore che devono saper intervenire non solo curando ma facendo prevenzione primaria educando al reale benessere alimentare e, quindi, psicofisico.

BIBLIOGRAFIA

–        www.censis.it

–        www.who.com

–        www.repubblica.it

–        www.salute.gov.it

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